San Biagio ai Mori

San Biagio ai Mori

La Chiesa di San Biagio fu eretta, come le altre del nuovo borgo murato, intorno alla metà del XIV secolo dal popolo dei Mori che la dedicò a San Biagio e a San Paolo. I lavori di costruzione e abbellimento dell’edificio dovettero protrarsi per vari decenni, come attestano le due epigrafi sull’architrave della porta della canonica datate rispettivamente 1382 e, come segno della conclusione dei lavori, 1737. La Chiesa mantiene ancor oggi le tracce degli interventi di cui fu oggetto nel corso dei secoli ed è altresì l’unico edificio sacro del paese che conserva quasi tutta la decorazione pittorica originaria. L’interno è molto semplice, ad un’unica navata, con soffitto voltato e cupoletta che sovrasta l’altare maggiore, e due altari laterali. Gli affreschi trecenteschi sono disposti sui lati lunghi; quelli più antichi sono a destra e risalgono al 1385. Questi ultimi, recentemente riportati alla luce, sono divisi in quattro scomparti: nel primo è rappresentato Sant’Antonio Abate, nel secondo San Michele Arcangelo nell’atto di pesare l’anima di un giusto, nel terzo San Pietro e nell’ultimo una santa identificabile con Santa Lucia dai segni del suo martirio. Sulla parete di fronte agli affreschi. Sulla parete di fronti agli affreschi si trova un altro ciclo fino all’altare eretto nel XVII secolo: nel primo riquadro sono raffigurati la Vergine col Bambino su un trono dalle forme gotiche e i santi Giovanni Battista e Biagio; nel riquadro successivo si trova la figura di San Bartolomeo. Oltre l’altare vi è un altro scomparto con la figura di una santa, probabilmente la replica della Santa Lucia raffigurata nella parete di fronte di autore ignoto. A metà della parete destra si incontra un’edicola in pietra riferibile al tardo XV secolo, con stemma recante la croce a cinque stelle. Qui fu eretto l’altare dedicato a Santa Maria degli Angeli ornato con il dipinto rappresentante la Madonna col bambino tra i santi Francesco e Giovannino (attualmente in Palazzo Vescovile ad Arezzo) di Andrea del Sarto. Infine, due figure di sante ornano i lati brevi della cappella: a sinistra è raffigurata Sant’Anna di aspetto senile; a destra, invece è rappresentata Santa Caterina d’Alessandria con la ruota. Nel presbiterio è collocato un coro ligneo di manifattura toscana; sulla parete a destra dell’altare maggiore vi è un affresco rappresentante la Madonna in trono con Bambino, San Raffaele con Tobiolo e San Romualdo, dipinto che è stato ipotizzato essere opera di Fra Diamante. Sull’altare maggiore era presente un dipinto a tempera su tavola rappresentante la Madonna in trono col Bambino, probabilmente parte centrale di un polittico di datazione intorno al XV secolo. (Anche questo dipinto è attualmente in Palazzo Vescovile ad Arezzo). Uscendo dalla zona presbiteriale si incontra, sulla parete di sinistra un altare in pietra dalle forme classicheggianti che reca sulla ghiera dell’arco a tutto sesto un’iscrizione in onore di San Carlo Borromeo e nel plinto della colonna di destra la data 1612. L’altare, come scritto nella visita pastorale di Sebastiano Maggi del 1830, era dedicato alla presentazione di Santissima Annunziata; sempre dallo stesso documento sappiamo che sull’altare era collocata una grande tela ad olio rappresentante San Carlo Borromeo in preghiera davanti al Crocifisso, che ha come termine ad quem il 1610.

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July 29, 2014