Le Balze

Le Balze

Da qualunque parte entri in Valdarno, anche il viaggiatore meno attento si accorge subito della conformazione a conca intermontana; e non potrà fare a meno di notare quelle gialle e spoglie pareti di terra, che in lontananza fasciano i piedi del Pratomagno, che si erge dirimpetto alla distanza di una ventina di chilometri. Un segno evidente ed inconfondibile del paesaggio valdarnese: ecco le Balze, con sopra i paesi dell’altipiano, disposti in fila come in processione lungo la strada dei Setteponti, da Loro a Castelfranco, da Pian di Scò a Reggello, con torri e campanili che bucano il cielo come negli affreschi di Masaccio. L’Italia è una terra nata dalle acque, “spremuta” dal mare nel poderoso e lento scontro della zolla africana con quella euro¬pea. Così nasce anche questa conca fatta di strati di sabbia cementata (le arenarie che tutti chiamano “pietra serena” per il colore celestino come il cielo sgombro di nubi) e di fango indurito (le siltiti). Quando 3,5 milioni di anni fa il suo fondo comincia lentamente a sprofondare, le acque di scorrimento superficiale, non poten¬do defluire, vi si accumulano, formando un lago che dapprima occupa solo la parte occi¬dentale e poi tutta la valle. È nella fase finale del bacino lacustre valdarnese che, trascinati dai corsi d’acqua che scendono dal Pratomagno, si accumulano i materiali (prima fango e poi sabbia e ciottoli) che noi oggi osserviamo nelle pareti delle Balze.
Estintosi il lago, si forma un reticolo idrografico; comincia così ad opera dell’ Arno e dei suoi affluenti, l’intagliamento dei terreni fluvio-lacustri che formano valli e vallevole.
L’attività erosiva modella così questi terreni, formando colline tondeggianti in corrispondenza delle argille) e pareti verticali, le balze, quando incontra sedimenti facilmente erodibili. Al progredire dell’ erosione, le pareti vengono via via smembra¬te in forme isolate come torrioni, lame e piramidi di terra.

La Balze sono un patrimonio geologico unico in Italia. Studiate da Leonardo Da Vinci che le descrisse nel Codice Hammer e usò come sfondo per la celebre Monnalisa, sono dal 1998 una “area naturale protetta d’interesse locale” (Anpil), promossa dai Comuni di Loro Ciuffenna, Castelfranco di Sopra, Piandiscò, Terranuova Bracciolini, in accordo con la Provincia di Arezzo e Regione Toscana. È possibile visitare questo territorio in vari modi e alcuni punti panoramici sono raggiungibili anche in macchina, attraverso le strade comunali che collegano le varie frazioni; alcuni sentieri sono percorribili a cavallo o in mountain bike. Ma è senz’altro la passeggiata e la suggestione del paesaggio, soprattutto attraverso i passaggi ed i viottoli che fino a poco tempo fa permettevano agli abitanti dei piccoli centri e delle case coloniche di raggiungersi e di comunicare tra loro. In ogni caso il consiglio è quello di perdersi nella suggestioni offerte dal paesaggio e di ascoltare il rumore del vento tra i torrioni che paia abbia la voce delle fate.

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Posted on

July 29, 2014

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July 29, 2014